
Parlare della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle, che si presenta con dei propri candidati alla presidenza della Regione in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Campania, vuol dire parlare di Beppe Grillo e della sua “missione politica”.
L’affermazione non è scontata. Infatti Beppe Grillo non è direttamente coinvolto nel movimento, non essendo candidato in nessuna delle liste. Il suo è un appoggio di visibilità per candidati alla presidenza provenienti dalla cosiddetta società civile.
Un modo forse strano e ambiguo quello messo in campo dal comico genovese.
Ma facciamo un passo indietro.
Beppe Grillo inizia il suo percorso di capo popolo un paio di anni fa quando, grazie al suggerimento di un gruppo di comunicatori fondatori della Casaleggio Associati (azienda di marketing e strategie di rete) decide di aprire un blog in cui dare visibilità ai suoi ultimi spettacoli che in gran parte riguardavano la truffa Parmalat e i Tango bond.
Il modo con cui viene aperto il blog è molto interessante e rende l’idea della strategia che sta alla base di questo modello di comunicazione. Il blog www.beppegrillo.it viene lanciato il 26 gennaio 2005 nel palazzetto dello sport di Pordenone durante la prima tappa del tour di quell’anno che ha come titolo proprio l’url del sito: “Beppegrillo.it”.
Rete, piazza: questo è il gioco, sin dall’inizio.
Da qui, l’esplosione di pubblico in rete che lo fa diventare il nuovo Masaniello d’Italia.
La comunità si allarga, gli utenti aumentano (quasi 6 milioni al mese). Si ampliano le iniziative di protesta (dalle manifestazioni di piazza alle raccolte di firme per leggi popolari). Aumenta il pubblico, si allungano le tournèe (“Delirio” stagione 2008/2009, 58 date in tutta Italia, “Incredibile Italy” 2010, 6 date in tour europeo) e si riempiono i palazzetti.
Questa è un po’ la sintesi del percorso fatto in questi anni da Beppe Grillo.
Parliamo di Beppe Grillo perché è grazie a lui e alla sua comunicazione che si regge il Movimento 5 Stelle.
Come si è detto la forza del movimento, che si definisce espressione della società civile, sta in Grillo e non in altro.
Dal suo blog parte il programma elettorale che poi si adatta da regione a regione in base alle discussioni dei vari “meet up”.
Ed è proprio grazie a questi “meet up”, utilizzati per la prima volata in America da Howard Dean durante le primarie del 2003 del partito democratico, che nascono le liste civiche (la prima riunione ufficiale avviene a Firenze l’8 marzo 2009), poi trasformate in Movimento 5 Stelle.
Se prima il grillismo era solo un blog di successo, ora si è trasformato in un movimento, con la possibilità per i fans del comico di aggregarsi e organizzarsi sul territorio. Da lettore del blog l’utente diventa soggetto politico. Gli animatori dei “meet up” territoriali vanno a parlare con i sindaci, si muovono su piccoli obiettivi locali. Di nuovo: si passa dalla piazza virtuale a quella reale.
Per la diffusione dei contenuti e delle iniziative vengono utilizzate tutte le piatta forme, da Facebook, passando per Twitter fino a Youtube.
Molto importante, e seguitissimo, è proprio il canale Youtube di Beppe Grillo, con oltre 60 milioni di visualizzazioni. Una vera e propria televisione tematica dove l’utente può seguire passo passo tutti gli spostamenti del comico genovese, ma anche informarsi seguendo gli interventi di giornalisti famosi come Marco Travaglio, oppure le interviste tematiche a docenti universitari, ingegneri etc… Ma anche intrattenimento con video divertenti in perfetto stile Grillo.
Sono esclusi dal canale Youtube tutti i filmati e i contributi provenienti dai suoi spettacoli nei palazzetti dello sport.
Poi c’è la piazza, quella vera. A riempirla ci pensa Beppe Grillo con il suo umorismo caustico e irriverente.
I comizi di Beppe Grillo sono seguiti da un buon numero di persone anche se non si raggiungono numeri degni di quelli che il movimento fa sul web. Si passa dai milioni di utenti al migliaio di manifestanti.
Ma non ci sono solo le piazze. Beppe Grillo, come abbiamo già detto, sin dall’inizio ha utilizzato il network in rete per la promozione dei suoi spettacoli. E, infatti, proprio i suoi spettacoli in giro per l’Italia sono seguitissimi, forse ancor di più delle iniziative in piazza. Questo evidenzia come più che un movimento sembra ancora percepito da molti come uno spettacolo.
Dal meccanismo della comunicazione sono completamente esclusi i mezzi tradizionali: poche comparsate televisive, scarsa presenza sui giornali e sulle radio. La comunicazione per il Movimento 5 Stelle avviene in rete e con il passaparola. La televisione e i media tradizionali vengono coperti, poco, solo dal personaggio, Beppe Grillo.
Come dicevamo il comico genovese non è candidato. Perché? I motivi possono essere molti ma a mio parere Beppe Grillo non si candida perché fare politica non è nel suo interesse. Col web si è trovato un bacino di utenza libero, gratuito e senza mediazione. Un bacino in grado di mantenergli visibilità. E Grillo, da uomo di spettacolo, è forse questo che vuole.
La decisione di realizzare un movimento più che da Grillo stesso, sembra essere venuta dagli utenti che hanno “forzato” il comico a scendere in politica. Ecco quindi il perché di questa politica dualista: appoggio ma non presenza.
Questo tipo di pensiero mi è ancor più avvalorato dal discorso che lo stesso Grillo ha fatto in piazza di fronte ai suoi sostenitori in campagna elettorale, quando durante il comizio di Milano, il 25 marzo, in uno dei suoi passaggi, fa esplicitamente riferimento all’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro appoggiando la sua lista. Perché un politico che cerca di recuperare voti in un comizio in campagna elettorale dedica parte del suo discorso sottolineando la buona reputazione di un suo avversario? (il bacino elettorale fra Idv e Movimento a 5 Stelle è identico).
Entrando nello specifico Beppe Grillo non è presente nel logo, tranne per un richiamo al suo sito internet. D’altro canto, nel movimento non si fa mai espressamente riferimento al candidato, dando così poca importanza a colui che si presenta per essere eletto.
Chiudo con una digressione: in molti sottolineano il fatto che l’Italia dei Valori non abbia una classe dirigente. Quelli che compongono il partito di Di Pietro in gran parte sono ex magistrati che poco sanno dei meccanismi del consenso, o dei transfughi da vecchi partiti tradizionalisti. Quindi non usciti da una militanza e formati per l’Italia dei Valori, ma semplicemente soggetti che stanno nel partito o per comuni intenti o per questioni di opportunità politica e convenienza.
Per questo mi permetto di avanzare una piccola ipotesi: la futura classe dirigente dell’Idv potrà venire dalla palestra del Movimento 5 Stelle?
Il Movimento 5 Stelle in gran parte è fatto di persone che svolgono l’attività politica in maniera volontaria. Per loro è forte la connotazione identitaria nella scelta politica. Inoltre, come abbiamo già detto, i valori e i temi trattati dai due movimenti sono simili. Quello che ha in più il movimento di Grillo, è il fatto di educare una piccola classe dirigente in grado di far politica (per ora solo in rete e in piazza) che comunque è organizzata e radicata sul territorio nazionale. Che riesce a produrre iniziative abbastanza seguite e a organizzare il consenso.
Tutte caratteristiche che sembrano mancare al movimento di Antonio Di Pietro, ancora troppo partito personalista.
Insomma, chi può dire che il Movimento 5 Stelle non possa essere la palestra per la futura classe dirigente dell’Italia dei Valori?
il Raffinato




