
Dopo il voto regionale è partita la ridda di commenti sull’esito delle elezioni. Tante sono state letture. Tutte concordano sul fatto che il Partito democratico ha perso.
I motivi di questa sconfitta a quanto pare sono molti: classe dirigente, scarsa territorialità, offerta politica poco incisiva, giù giù fino alla critica stessa alla forma partito (questa è la più divertente visto che, nello stesso giornale, poi si imputa alla vittoria della Lega proprio il suo essere partito figlio della tradizione Pci-Dc, mah! che danni fa la fretta).
Insomma, si sono dette tante “bischerate”. Alcune neanche me li ricordo più. Ma queste “bischerate”, almeno quelle in buona fede, forse sono state dette perché sono partite da un presupposto sbagliato, e cioè che il Partito democratico abbia perso.
Forse non ha vinto, ma di certo non ha perso, e ora vi spiego il perché:
ASTENSIONE: Le elezioni appena concluse hanno visto un alto livello di astensionismo. Per la prima volta dal dopo guerra, l’affluenza alle urne è stata sotto il 70%. L’astensionismo, come si sa, penalizza di più i partiti composti dal voto non militante. Facciamo un esempio: la Lega Nord, che tutti danno per vincitrice assoluta di questa tornata elettorale, ha nella sostanza mantenuto i suoi voti incrementandoli di poco. Solo che a livello percentuale, riducendosi il numero totale di elettori che sono andati a votare, hanno inciso di più sul totale. Se guardiamo di dati dei votanti in assoluto, vediamo come anche il Partito democratico nel confronto con il suo diretto concorrente, il Pdl, ha contenuto in maniera migliore il tracollo di voti che, invece, ha colpito il “popolo” di Berlusconi. Popolo delle Libertà che, invece, non ha perso voti a discapito della Lega, bensì è stato colpito più di tutti dal forte astensionismo (è falsa la storia che Berlusconi non ha fatto campagna elettorale. E’ stato proprio lui che ha straripato nei telegiornali nei mesi precedenti al voto, come l’osservatorio di Pavia ci ha detto). Quindi in questo caso il Pd si è dimostrato partito, e ha arginato la deriva astensionista a dispetto della scarsa visibilità e della poca incisività mediatica.
CAMPAGNA ELETTORALE: Uno dei motivi della forte astensione è stato indubbiamente la insistente campagna elettorale.
La quasi totalità dell’elettorato italiano si forma la sua opinione quotidianamente tramite il mezzo televisivo. Poco incidono per la sua formazione media come la carta stampata o internet. Al netto della macchinazione ad hoc che ci può essere stata, la mancanza di una campagna elettorale televisiva colpisce di più i partiti generalisti, coloro che raccolgono voti non militanti e che si approcciano all’offerta politica di volta in volta che c’è l’esigenza di votare. Se poi ci aggiungiamo che senza campagna elettorale, e quindi confronto, chi ci rimette di più è sempre chi deve guadagnare voti. In questo caso il Partito democratico ha vinto il confronto con il Pdl che, proprio perché vero partito mediatico di massa ha subito maggiormente l’esclusione dalle televisioni lasciando per strada molti più voti.
Certo non tutto è oro quello che luccica. Le sconfitte ci sono state. Ci sono state non però per disaffezione dell’elettore all’offerta politica di sinistra, ma bensì da errori marchiani fatti da alcune oligarchie stimolate dai suggerimenti sbagliati di alcuni gufi da salotto. Prendiamo alcuni casi.
In Piemonte la Bresso ha perso. Ha perso non perché il Movimento 5 Stelle le ha rubato voti, ma perché sin dall’inizio essa era una candidata sbagliata, perdente in partenza. La Bresso si è voluta imporre a prescindere, anche sapendo che senza di lei le possibilità di vincere erano molto più alte.
Sulla Campania la partita era chiusa da tempo, e dopo il regno Bassolino la terra era ormai stata tutta bruciata. Anche ci fosse stato Obama, lo stesso Quagliariello gli avrebbe inferto una sonora sconfitta! (precisiamo: vogliamo bene a Quaglieriello, ma di certo le sue qualità non sono empatiche).
La Calabria è un’altra di quelle scelte politiche sbagliate. Candidare Loiero era un errore sin dall’inizio. Tutti lo sapevano e tutti hanno fatto finta di niente. Questa tesi viene avvalorata dalla Puglia dove, al netto della Fabbrica delle idee e della poesia dei fatti, il candidato Nichi Vendola si era dimostrato sul campo in grado di avere ancora possibilità di vittoria. Una mano poi gli è stata data anche dall’Udc e dalla Polibortone, ma questa è un’altra storia.
Il Lazio ad esempio è stata una battaglia persa. Si poteva vincere, sia per l’incuria degli avversari, sia per le qualità del candidato. Errori certo la Bonino ne ha fatti, magari uno sciopero della fame in meno e un po’ di incontri elettorali in più non avrebbero fatto male. Ma quello che è mancato è stato un vero appoggio da parte del partito. I gufi da salotto prima non hanno trovato il candidato, e poi non hanno sostenuto fortemente la candidata radicale.
Sembra che il mix vincente per portare a casa la vittoria sia una piccola dose di calcolo politico (alleanze e desistenze fra i partiti) e un test sul campo sul grado di appeal elettorale dell’offerta stessa.
Non basta una semplice somma di voti virtuale per vincere le elezioni (Idv+Pd+Udc e le combinazioni del caso), perché due più due in politica difficilmente fa quattro, se ti va bene fa tre.
Non credo che il Pd debba sentirsi sconfitto. A discapito della incisività stessa del partito della sua offerta elettorale, il partito ha tenuto bene non arretrando sostanzialmente rispetto alle elezioni precedenti. Quello che sembra essere mancato al centro sinistra per poter diventare maggioranza nel paese è soltanto un po’ di organizzazione e una migliore scelta della leadership in base alle esigenze elettorali.
Quello di cui il Pd si deve liberare invece, è dei gufi da salotto, quelli si. Cioè coloro che vivono ormai da anni solo nei salotti del potere con la pretesa di governare il partito senza esporsi. Tutto calcoli statistici e elettorali, discussioni sui massimi sistemi e di alleanze. Gente che ormai da anni fa la politica dietro la scrivania, che ogni tanto si danno una spolverata, ma che ormai da anni non mette veramente il becco fuori dalla porta del palazzo. Beh, al netto di questi gufi per cui la pensione è meritatamente arrivata, il Pd a mio pare ha una buona base su cui lavorare.
Finita questa piccola analisi voglio spendere un po’ di parole nei confronti del Governo. Come molti hanno sottolineato l’esecutivo avrà nella sostanza tre anni senza altri test elettorali. Tre anni in cui spero questo governo faccia quelle riforme che ha promesso, le liberalizzazioni, la riforma della giustizia, il federalismo, la riforma fiscale ecc… Sono tante le cose promesse. Al netto delle beghe giudiziarie del Premier, spero che riusciranno a rendere migliore questo paese. Lo spero veramente. Perché, che siano di destra o di sinistra, i politici si dovrebbero ricordare che sono al potere per rendere più ricchi i propri cittadini e non le proprie tasche. Se si rompe questo circuito allora la frittata sarà veramente fatta e non ci saranno grilli che tengano…
il Raffinato
ps. se sei arrivata fin qui, mia unica lettrice, sappi che ti ho nel cuore




